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Allegri, ora tocca a te! Sarà vera Juve?

Siamo giunti all’ultima pausa per le nazionali prima dell’anno nuovo. La Juventus, dopo alcuni mesi, è appaiata a Napoli ed Inter, tutte sistemate in due punti, e seconda nel girone di Champions League dietro al Barcellona di Messi.

La stagione 2017/2018 si è aperta con importanti partenze, Dani Alves Leonardo Bonucci, scorie di una sconfitta – l’ennesima della storia della squadra – al Millennium Stadium di Cardiff, contro il Real Madrid in finale di Coppa dei Campioni. Contestualmente, i pesanti investimenti sul mercato per assicurarsi Federco Bernardeschi dalla Fiorentina Douglas Costa dal Bayern. Una squadra dunque, con l’aggiunta di giocatori di esperienza e quantità come Matuidi, capace di elevare il suo potenziale offensivo, rendendolo devastante e capace di decidere qualunque partita. Si incappa però nel solito problema legato alle partite secche, e la Lazio di Simone Inzaghi batte i bianconeri aggiudicandosi la Supercoppa.

È da quel momento che iniziano i veri lavori per la creazione della nuova Juve. Il primo ingrediente è il solito: una preparazione fisica mirata a tirare fuori il meglio a partire da novembre, essendo al top da marzo a maggio. Eppure la finale è stata persa, direte voi. Il crollo fisico c’è stato, ma c’è stato perché il nuovo 4-2-3-1 di Max Allegri ha logorato quegli 11 giocatori capaci di interpretarlo al meglio, causa assenze pesanti di giocatori forti, decisivi. Quello ha rovinato una squadra bella, piacevole ed efficace che, alla partita della vita, ha fallito. Questa stagione invece vede un organico ricco di soluzioni importanti che possono far rifiatare i titolari e dare un ampio ventaglio di scelte al mister.

Il problema maggiore di questi primi mesi è però legato ad un aspetto psicologico non secondario, che è costato i secondi posti nelle competizioni che vedono la Vecchia Signora impegnata: sembra difficile trovare la concentrazione per 90 minuti, ed alcune volte questo porta ad errori di lettura e di atteggiamento complessivo della squadra che si disunisce e rischia di vanificare il lavoro fatto sino a quel punto, come visto con l’Atalanta, o come si è rischiato con SPAL Sassuolo. Situazioni spesso complicate, risolte dalla forza dei singoli, o dalla schiacciante superiorità tecnica di un organico che in altre stagioni non avrebbe sicuramente avuto mezzi necessari per farlo. La base, dunque, c’è. Il lavoro da fare è tanto, ma i numeri sono in favore di Allegri. La media è da scudetto, a -1 dal Napoli. L’attacco è stellare, ed è arrivato a segnare come non si faceva in Serie A da 65 anni. 5 su 7 le gare ribaltate da situazione di svantaggio. Pesano però le reti subite, anche perché molte di queste sono arrivate su situazioni evitabili, e che lo scorso anno sarebbero state sicuramente evitate.

La Juventus è dunque a un bivio. Recentemente Massimiliano Allegri ha parlato di come fosse importante arrivare alla sosta dove poter recuperare tutti gli uomini, per lavorare su idee di gioco nuove, che potessero comprendere tutto il collettivo bianconero: le assenze di Pjanic, Khedira, Marchisio, Matuidi, De Sciglio, Howedess, Benatia, Sturaro Pjaca, che hanno caratterizzato diverse fasi di questo inizio stagione, sicuramente hanno precluso un certo tipo di lavoro, indirizzando il livornese a portare a casa il risultato, prima di tutto, per sperimentare soluzioni tattiche diverse. Le idee sono molte, da Pjaca vice-Higuain, a Cuadrado terzino e Bernardeschi mezz’ala. Ci sarà anche il tempo per divertirsi e scatenare tutta la qualità dei bianconeri, trovando il giusto equilibrio. La Juve è nelle mani di Allegri, che deve decidere cosa farne. Riuscirà a portare la squadra a compiere il decisivo salto di qualità?

Nato nella provincia di Terni il 20/04/1998, ama il calcio e la scrittura. Cerca di conciliare il tutto con una delle sue grandi passioni: la Juventus. È caporedattore di VoceBianconera.

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