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Davide e Gaetano

Soli 60 km li dividevano, entrambi “lumbard”; il primo era all’asilo nido, quando l’altro ci lasciava. Davide e Gaetano non si sono mai sfiorati; lo faranno ora, voglio sperarlo anche da poco credente, parlando pacatamente, come loro comune costume, della sfortuna che ha impedito di alzare la media di tutto, solo se fossero rimasti di qua. Uno dell’87, l’altro del 53; non so il perché, ma è la prima volta che riesco a accomunare un Personaggio dello sport, del calcio, a Gaetano Scirea, il mio esempio assoluto, non solo il mio ma di tutti. Scrivo tutto ciò senza mai aver conosciuto profondamente Davide Astori; proprio per il fatto di non ricordare la sua voce, ma per le naturali testimonianze, sincere, scritte con impeto lancinante, dei suoi conoscenti e colleghi, ho assorbito il valore profondo dei suoi silenzi, perché il silenzio emette boati più forti dell’urlo; il silenzio rende unici e immortali. Il silenzio ti ha reso Capitano; non lo si è per destinazione divina; si è nominati dai compagni che, spesso, intravedono nel silenzio e nella pacatezza le doti migliori per esserti amico e confidente.

 

Al silenzioso basta un gesto, mai oltraggioso e supponente, ma deciso e benevolo, per farti capire gli errori e per correggerli insieme. Essere e non apparire è la forma migliore di civiltà interiore da trasferire all’esterno. Davide e Gaetano, Stessa signorilità, stesso passo, come ballerini su un prato; il confronto esula dal tecnico, non è questo il momento. Davide ha vinto senza vincere, Gaetano ha vinto tutto; ma, ripeto, ciò non ci tange. Davide e Gaetano hanno vinto trasmettendo a chiunque la loro bellezza interiore, lasciando nei nostri cuori quell’esempio che ci appare strano, visto che oggi dominano le creste sui capelli e gli “stra-social”, l’ignoranza dell’anima e il menefreghismo. Davide e Gaetano, destini incrociati e paralleli insieme; parlare di chi non c’è più appare retorico; forse in parte lo è. Ma nel mio ricordo, come in quello di molti, rimarrà uno spazio indelebile per entrambi. Un vero peccato, caro Davide, che ci hai dovuto lasciare per farmi accorgere quanto assomigli a Scirea; il mio rammarico è non averlo capito prima. Spero mi scuserai.

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