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Editoriali

Gran finale

Abbiamo incominciato, come sempre, scrivendo molto e pensando molto altro.

Mai si sarebbe pensato che la Juventus si sarebbe elevata in questa maniera. Diventando l’esponenziale di se stessa.

E’ il bello del calcio, dello sport, il saper sorprendere allo stesso tempo noi stessi e chi ci tende l’occhio. Andare oltre.

Prima ancora di una coppa, prima ancora di un campionato. Prima ancora di una finale che nella mente di chi tifa si disputa ogni santo giorno da un tempo indefinibile, per poi arrivarvi senza nemmeno accorgersene. Mica poco.

Avere buone aspettative vuol dire non sottendersi alla propria linea limitativa, della quale si conosce orizzonte di cammino ma anche ciglio di caduta. In pratica, sapere cosa aspettarsi, anche nel bene, non è mai peccato. E, in tutto questo, riuscire a stupire ancora è davvero l’extracurriculare di un lavoro eccellente.

Per l’appunto, la prima vera vittoria.

Le filosofie del prima e dopo erano queste. In mezzo si doveva solo che vedere il Crotone come la volta pratica di un fine mentale. Il momento in cui realizzare, dopo aver srotolato per mesi e mesi il proprio realizzarsi.

L’essere grandi vuol dire andarsi a prendere quello che si vuole con disinvoltura. Lo ha fatto inconsapevolmente la primissima Juventus di Conte, lo ha fatto questa ripentendosi ora in una settimana dove sembrava tutto vacillante nel cuore di chi molto sa ma poco fatica a riconoscere.

Va bene la prudenza, ma a questa squadra davvero nulla si può appuntare. Non sarebbe caduta dopo tre passi falsi, non arriverà senza fedi e senza abito all’altare del tre Giugno. Poi, che in matrimoni si debbano fare in due, è sempre un’altra cosa.

Abbiamo superato con lei il divertimento per l’ipotesi, abbiamo visto quello che abbiamo visto. Scrivere dunque sopra a quanto si è già detto, avrebbe davvero poco senso. Scrivere a lunga gittata di quello che accadrà, ancora meno.

Se stupirsi, nel calcio come dappertutto, resta quindi la prima vittoria, rinnovarsi resta il primo passo verso essa. Non ci dovrebbero essere molte altre chiavi nel mazzo di lettura verso questi sei scudetti della Juventus.

Sempre diversa anno dopo anno e, se simile, solo che migliorata.

Ha mantenuto salde le fondamenta laddove occorreva, ha cambiato interpreti, attaccanti, allenatori, modi di essere. Ha vinto cambiando, rimanendo se stessa.

Inizia ora un nuovo ciclo, ma questo come sempre. Come ogni anno. Chi vuole vincere è il primo a scordarsi delle proprie vittorie per ottenerne di nuove.

Ripartendo da zero, anzi, da meno uno se proprio ci si vuole ancora superare stupendo.

Intanto, va bene anche da 6.

Giornalista per aspirazione, editorialista per diletto. Da bambino non mi hanno regalato il piccolo chimico.

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