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Alla fine l’ha spuntata il Barcellona di Luis Enrique, il tecnico cacciato dalla Roma e capace di vincere il triplete alla prima stagione sulla banchina dei Blaugrana. Facile direte voi, con i tre fenomeni in squadra avrebbe vinto chiunque. Pochi forse ricordano che a dicembre Luis Enrique era sull’orlo dell’esonero, a causa dei suoi cattivi rapporti con Messi. Chi segue il calcio europeo e in particolare spagnolo non può negare che la crescita del Barcellona è coincisa con il miglioramento del rendimento in campo dei tre campioni, Messi, Suarez e Neymar. Far convivere tre primedonne come loro non era facile ma il tecnico asturiano ha fatto un grande lavoro portando l’argentino a giocare per la squadra anteponendo la parola noi alla parola io. Di contro la stagione della Juventus è stata caratterizzata dalla parola gruppo, anzi come ha detto qualcuno, “alla Juventus non siamo compagni ma fratelli” e ieri sera se ce ne fosse stato bisogno si è avuta l’ennesima riprova, hanno giocato alla maniera dei moschettieri incarnando il motto “uno per tutti e tutti per uno”. Ha avuto il sopravvento la classe dei campioni ma il fair play in campo, e l’onore delle armi riservato alla Juventus, alla quale è stato tributato il “pasillo”, hanno coronato una bellissima giornata di sport. La sportività vissuta sugli spalti, e fuori per le vie di Berlino tra le due tifoserie, ha sancito la vittoria del calcio. Le lacrime di Pirlo, al termine del match, subito abbracciato e consolato sul campo da un grande campione come Xavi, hanno fatto capire che i grandi atleti sono prima di tutto grandi uomini.

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