Connect with us

Rubriche

Il “Mondo” più bello

Mio figlio Giacomo stamattina guardava il suo cellulare; a un certo punto mi ha detto: “Lo conosci Emiliano Mondonico?”; prima di rispondergli avevo già capito, essendo a conoscenza della malattia con cui da anni lottava il meraviglioso Emiliano da Rivolta d’Adda.

In questa settimana ha mestamente dominato quello che chiamerei “Effetto Frizzi”; per chi non è dentro alle viscere del mondo pallonaro è difficile capire chi e cosa abbiamo perso in questo 29 marzo 2018.

Il “Mondo”, come era stato affettuosamente rinominato Emiliano Mondonico, rappresentava uno di quei pochi individui per cui le persone e il loro estro venivano prima di ogni altra cosa; basti pensare che da calciatore, nel 1967, prese apposta un cartellino rosso per poter andare a vedere i Rolling Stones in una data milanese.

Pur essendo stato nel mondo del calcio per molti anni, prima da calciatore e poi da allenatore, per lui quello che contava di più era un buon bicchiere del suo vino rosso, fette di salame e pane fresco, sul tavolo all’esterno della sua cascina; ricordo una volta in cui rilasciò un’intervista piuttosto corposa in quel tranquillo contesto, fatto di profumi, quiete e sapori tipicamente lombardi, avvolti in quel proverbiale manto di nebbia, che pareva addolcire i cuori e rasserenare gli animi di chiunque.

Il “Mondo”, originario della provincia cremonese, storico allenatore del Toro e dell’Atalanta e tifoso viola, aveva dentro una sorta di anti-juventinità per destinazione divina; ma l’ho sempre ammirato e stimato, proprio perché il suo genuino senso di rivalità si basava solo sulla voglia del più piccolo di sfidare il più grande, per provare grande gioia e orgoglio nel batterlo, un po’ come Davide contro Golia; ma mai l’ho sentito pronunciarsi oltre, come in molti, con frasi becere da inferiori frustrati, che usano denigrare per fortificarsi nell’effimero.

Emiliano era un po’ come il Frizzi del calcio; si potrebbe anche dire che Frizzi era il Mondonico dello spettacolo, per l’equivalenza e la interscambiabilità delle loro purezze interiori.

Emiliano in vita ha fatto tanto di quel bene al prossimo; negli ultimi anni, dopo aver temporaneamente sconfitto la malattia, si era dedicato ai più sfortunati, allenando squadre di carcerati, di alcolisti e tossicodipendenti. Una volta ricordo un servizio in Tv in cui lui in mezzo al campo dirigeva l’allenamento di quei ragazzi e ne parlava come fossero dei figli, con la voglia di farli riemergere da un presente torbido, sfruttando la sua infinita passione per il gioco più bello di tutti.

Per me è duro parlare di te al passato, caro “Mondo”; ti voglio solo dire poche parole, semplici: ti ho voluto bene e ci mancherai tanto.

Buon viaggio Emiliano. Dirti grazie per aver accompagnato parte della mia esistenza è il minimo che io possa fare.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in Rubriche