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Il puzzle degli errori settimanali: il ruolo di Pjanic e le palle inattive

Benvenuti al primo appuntamento con questa nuova rubrica. Analizzeremo esclusivamente gli aspetti tattici rivedibili che accorreranno nelle settimane caratterizzate dal doppio appuntamento, campionato e coppa.

Per rimanere fedeli al vocabolario di Massimiliano Allegri, la Juventus ha dovuto impiantare nuovamente i piedi per terra dopo un decollo dalla guida di rotta abbastanza nebulosa, alternata tra folate di purissima qualità a momenti di down che hanno rischiato parecchio di comprometterne questo iniziale cammino di stagione.

Ritornare umili e concentrati ha quindi rimesso i bianconeri sui binari non tanto giusti quanto più sicuri, mettendo in cascina sei importantissimi punti nelle trasferte di Palermo in campionato e di Zagabria in Champions.

Ovviamente, le pecche tattiche risultano qui maggiormente ascrivibili al match contro i rosanero, visto il registro totalmente differente applicato in terra serba.

A Palermo la Juventus, complice un prevedibile ed appagante turno di riposo per Paulo Dybala, ha vissuto buona parte del match nella tenaglia del baricentro basso, che ha nuovamente inficiato anche la prova di Miralem Pjanic. Ina una recente intervista post-partita, il bosniaco ha ammesso di prediligere una posizione in campo più avanzata, da interno o addirittura a ridosso delle punte; davanti alla difesa ha presentato difficoltà proprie, interpretando il ruolo a soli centottanta gradi, tanto che lo stesso Hernanes è risultato più ‘completo’ di lui in quella posizione. Sprecarlo nuovamente a ridosso della mezzaluna bassa di centrocampo sarebbe dunque un ulteriore freno a mano, per una Juventus che ha invece bisogno di mettere le ali sviluppando il calcio di Pjanic nei metri di campo a venire.

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Ulteriore neo della, seppur vittoriosa, prestazione di Palermo, sono state le mancate alchimie tra Mario Mandzukic e Gonzalo Higuain. Colpa di tutti e di nessuno, in questo caso; non sono nemmeno sulla carta un tandem appetibile, e consacrarli assieme aumenta il rischio conservativo di non avere a partita in corso sostituti naturali per entrambi. A Palermo, zero combinazioni tra loro: ognuno ha fatto da sé e per sé, legittimando così la propria natura da numero nove, che deve essere unico e tale nella propria fetta di giungla. Mai più assieme, quindi, specialmente con l’ulteriore spreco di un Dybala trequartista dietro ad entrambi.

Soluzione riaccartocciata in terra europea, con il ventuno che torna ad essere la spalla ideale del nove. Coppia classica: l’inventore e l’ariete. Questa volta, in fase propositiva, gli errori sono stati davvero riassumibili con il contagocce, vista anche l’ingente fisionomia finale del risultato. Juventus totalmente diversa, con Pjanic pulsante al centro del gioco, Khedira ondivagante a tutto campo, ma soprattutto la postura degli esterni di centrocampo. Entrambi altissimi, ben oltre le mezzeali. Come dimostrato, il tutto ha ripagato Allegri, arrotondando la seconda uscita europea dei suoi.

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Unico cavillo, ancora sulle palle alte da situazioni inattive; la traversa della Dinamo nel primo tempo poteva tradursi diversamente che nel sussulto, l’ennesimo da inizio anno, patito dalla retroguardia bianconera. Mai stati dei falchi in fase aerea sia in situazioni favorevoli che passive, ma i calci piazzati possono davvero rivelarsi armi taglienti sul telo di una partita o addirittura di un’intera prestazione. È stato questo il piccolo, grande, errore commesso con la Dinamo. Una sbavatura che Allegri, che poco ama imbastire schemi e dittature immobilizzanti sulle situazioni da palla inattiva, deve sicuramente risanare per il proseguo della stagione.

Per questo primo giro di rubrica, è tutto. Questa settimana abbiamo assistito ad un puzzle di errori non eccessivo, ma comunque ricco di spunti.

Il prossimo appuntamento sarà dopo la sosta, nella seconda settimana di Ottobre dove la Juventus sarà impegnata in casa contro l’Udinese ed in trasferta contro il Lione, in Champions League!

 

Giornalista per aspirazione, editorialista per diletto. Da bambino non mi hanno regalato il piccolo chimico.

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