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Il web si scatena, ma è disinformazione: il rosso di Cacciatore e il gesto alla Mourinho

Dopo un primo ritorno negli spogliatoi, il Chievo perde contro la Juventus un altro dei dieci giocatori in campo. E’ il 61′ minuto di gioco a segnare il destino di un match posto al centro di vane polemiche. Il difensore della squadra di casa, Fabrizio Cacciatore, sarebbe rimasto a terra dopo uno scontro con il bianconero Asamoah, in attesa dell’interruzione di gioco. Nel momento dell’intervento dei medici, sotto indicazione arbitrale, il giocatore si sarebbe rifiutato di uscire dal campo, coronando l’obiezione con un gesto che tutti conosciamo: le manette alla Jose Mourinho.
Di qui sarebbe effettivamente derivata l’espulsione, secondo il rispetto di norme calcistiche di cui viene ignorata l’esistenza.
Non solo le proteste, non le dichiarazioni di una squadra che, con frustrazione, potrebbe più lecitamente rilasciare. Bensì il pensiero comune: la disinformazione del web.
Pagine ben conosciute sui social, e in particolare su Facebook, avrebbero spacciato l’episodio del cartellino come conseguenza di un’altra reazione dello stesso Cacciatore, precedente e sconnessa alla penalizzazione. Inaccettabile, ma vero: l’accusa nei confronti dell’acerrima rivale italiana, costantemente sul podio, è ancora un valido espediente per elemosinare seguaci e consensi. E’ quel che accade su @calciomercato.it e @ilrompipallone, pagine Facebook che qualche minuto fa pubblicavano una versione alternativa al reale svolgimento dei fatti. E’ la moviola del post partita a confermare la decisione di Maresca. Nel regolamento, per il quale l’arbitro in ogni caso è in diritto di esporre a controlli un giocatore che avverte l’infortunio, non rientra certo la possibilità di rivolgere gesti denigratori e diffamatori allo stesso arbitro o alla squadra avversaria. E sembrerebbe averlo percepito perfettamente l’allenatore del Chievo: Maran ha sottolineato ai microfoni la scorrettezza del gesto del giocatore del suo team, contrariamente a quanto accaduto nel caso di Enrico Varriale. Quest’ultimo, facente le veci di giornalista, ma manifestatosi in molte occasioni anti-juventino per eccellenza, avrebbe parlato di “una partita orribile della Juventus, messa in discesa dalle decisioni arbitrali” , ritenendo inoltre che la dinamica, così come il match, possa gridare vendetta.
Uno dei tanti, conosciuti e superati complotti mediatici in voga per soddisfare la voce del tifo italiano non bianconero, i cui inni sono ormai colorati di odio spropositato ed ingiustificato. Nella dimenticanza di norme che, se a vantaggio della Juventus, non dovrebbero più essere rispettate. Perché il fallaccio, l’entrata a gamba tesa o l’insulto, se rivolti ad uno juventino, rientrano nella categoria del “giusto”, per quel gusto di aggrapparsi ad una condanna di cui la squadra più forte della Serie A non si libererà mai.

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