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Editoriali

Juan Cuadrado, l’uomo della Juve

Juan Guillermo Cuadrado Bello. Una stagione alla Juventus, un’amore viscerale per una casacca vecchia, gloriosa, che ti prova, che ti lascia qualcosa dentro. Lo sa bene l’esterno colombiano, lo sa bene Antonio Conte che (ironia della sorte, per le vicissitudini che coinvolsero l’allora giocatore della Fiorentina, legate a doppio filo alle sue dimissioni) se l’è visto sfilare da sotto al naso.

Juan ci ha sempre creduto, sempre sperato. Ha pianto, all’addio in maglia bianconera. Ha pianto tra le braccia del suo capitano: Gigi Buffon; da quel giorno l’unico pensiero covato tra quella folta chioma di capelli al vento è stato quello del ritorno. Inseguito, sognato, avvenuto. Sono pochi i giocatori, oggi, pronti a qualsiasi cosa per amore di una maglia. In un calcio mosso dal dio denaro, nell’estate dei 110 milioni di Pogba che poi sono 78 ma forse no, in quella dei 90 di Higuain, lo spazio per quel sentimento che ti spinge ardentemente a tornare dove credi sia rimasto il tuo cuore è ristretto, soffocato. Sponsor, commissioni, agenti. E proprio il suo agente Lucci il colombiano ha voluto ringraziare, insieme a Beppe Marotta, sul suo profilo Twitter.

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I sudamericani, capaci di toccare la palla non con i piedi, ma con l’anima, spinti dall’amore e dalla saudade. Già, la voglia di tornare a casa propria, ma non l’Argentina, il Cile, la Colombia: la Juventus.

Non è stato facile trovare un titolo ad una cosa come questa. Rara, come una pepita d’oro. Ha spiazzato me, ha spiazzato tutti. Juan Cuadrado è tornato, ma non contava più il valore tecnico di un elemento capace di essere prezioso per chiunque: contava quello umano. L’uomo prima che l’atleta. L’uomo, nella squadra che fu di Scirea, di Del Piero. Sarà un’importante variabile tattica nello scacchiere di Massimiliano Allegri, lo abbiamo apprezzato durante la scorsa stagione e abbiamo capito cosa è capace di fare, Juan.  Ma non è più un discorso di tattica, non è un discorso di posizioni: ala, terzino, esterno a 5. La posizione che occuperà nei cuori dei tifosi sarà là, al centro, insieme a pochi eletti, a quelli come lui: nel calcio moderno conta comunque l’amore (anche se sarebbe ipocrita pensare che guadagna una miseria, lungi da me affermare ciò).

E allora sì: Juan Cuadrado, l’uomo della maglia, l’uomo della Juve, lui che per la Juve ha pianto e che ora può portare tutti noi a gioire, in una stagione che si prospetta essere come una favola.

 

Nato nella provincia di Terni il 20/04/1998, ama il calcio e la scrittura. Cerca di conciliare il tutto con una delle sue grandi passioni: la Juventus. È caporedattore di VoceBianconera.

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