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Nel calcio esistono due tipologie di tifosi. Ci sono quelli per i quali sembra sempre essere tutto dovuto, che non sanno guardare oltre il risultato, tifosi, o forse è meglio dire pseudo-tifosi, che amano la squadra e la elogiano solo in caso di vittoria, ma quando le cose vanno male, tutto ciò che sanno fare è criticare, commiserarsi, cercare a tutti i costi il capro espiatorio ed improvvisarsi “allenatori”, con frasi del tipo “era meglio quell’altro schema”, “quel giocatore andava sostituito” e roba del genere.

Ci sono poi quei tifosi che vanno oltre, che anche nei momenti più difficili sanno comprendere la situazione, che non si abbattono, per nessuna ragione al mondo, neanche dopo una delusione, una sconfitta amara. Quei tifosi che sono sempre lì, volenti o nolenti, che ci credono sempre e comunque, perché della loro squadra non apprezzano solo le qualità tecniche, ma anche la forza d’animo, il coraggio, la capacità di crederci fino all’ultimo, di non lasciarsi convincere che nel calcio, come nella vita, sia sempre il più forte ad avere la meglio. Questi sono i tifosi della Juventus.

A CASELLE ESPLODE L’ENTUSIASMO –  Sono circa le 4 del mattino. I bianconeri sono appena atterrati all’aeroporto di Torino. Non è stato esattamente il viaggio che ci si aspettava. La “passeggera” speciale con le grandi orecchie non era su quell’aereo e nemmeno i cori, le risate i “selfie” col segno di vittoria. C’erano però i volti stanchi, gli occhi lucidi, c’erano la rabbia e la paura di aver deluso milioni di persone che avevano creduto alla realizzazione di un sogno.

Poi la sorpresa. All’uscita da Caselle la Juventus trova centinaia di persone, tanti fumogeni, striscioni, cori che inneggiano la squadra: un entusiasmo pari a quello di chi ha appena vinto un trofeo. Non c’è rabbia, non c’è contestazione, ma solo elogi per chi ha saputo comunque combattere fino alla fine contro un avversario superiore. E’  l’abbraccio dei tifosi, il loro modo di dire “grazie” per questo straordinario percorso che ha portato la Vecchia Signora di nuovo ai vertici del calcio europeo, grazie per averli fatti emozionare, credere, gioire e anche piangere, grazie per essere usciti a testa alta da una sfida che sembrava già decisa e per aver messo in difficoltà i “mostri” del Barcellona.

Oggi è un nuovo giorno. Per i vice-Campioni d’Europa è tempo di pensare al futuro, ad un’altra stagione di emozioni e a nuovi trofei da conquistare.

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