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Al termine della stagione sportiva corrente, Andrea Agnelli, fa il punto su ciò che è accaduto alla sua Juventus, toccando anche diversi importanti temi, ecco tutte le sue dichiarazioni:

“Usciamo con sensazioni miste, se giochiamo una partita di Champions giochiamo per vincere, siamo tornati alla nostra normale posizione nel calcio, siamo quelli con più finali perse? Intanto noi ci siamo arrivati. Atene, Manchester e Monaco sono le partite che ci lasciano con l’amaro in bocca, non quella di Berlino, ma la prestazione di sabato è stato un buon punto di partenza per il futuro, è seguita ad un percorso importante, nato con l’impresa di Dortmund e il passaggio col Real. Abbiamo perso con episodi sfavorevoli, non posso che pensare a questo percorso europeo e porlo come punto di partenza. Non dobbiamo pensare di giocare alla finale di Milano solo perché è vicina. Spero che, come le grandi squadre europee, possiamo passare già dopo le prime quattro o cinque giornate ai gironi. Qualche giorno prima abbiamo vinto Scudetto Coppa Italia, dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto. Ringrazio tutti, MarottaParatici Nedved, perché il 16 luglio di un anno fa hanno avuto la professionalità e la calma di fare una scelta come quella di Allegri”.

“Ringrazio il mister per il lavoro e per il coraggio, perché è arrivato ad inserirsi perfettamente in un periodo storico importantissimo. Per fare ciò che abbiamo fatto ci vuole sintonia tra tutte le parti, anche se nel calcio si divide una squadra in tre parti: allenatore, società e squadra, invece siamo un tutt’uno, tutti utili e nessuno indispensabile, la forza del gruppo fa la differenza. Fondamentali anche Mazzia Calvo. Siamo pronti ad aprire la Continassa in tre anni, diventerà un mondo JuveVinovo sarà dedicato all’accademy per far crescere all’insegna della Juve i ragazzi del settore giovanile. 315 milioni di fatturato ci permettono di sfidare sul campo le grandi d’Europa, i risultati sul campo lo dimostrano, ma tutto è in mano ai dirigenti, perché devono gestire al meglio la potenza di fuoco”.

La squadra ha come obiettivo vincere ogni competizione, ma quando giudico il lavoro devo fare valutazioni diverse, a primavera dobbiamo essere competitivi ovunque, poi ci sono i target del piano industriale da raggiungere. Vogliamo accordi regionali con i vari stati nel mondo, 18 mesi fa abbiamo firmato per Adidas e rinnovato con Jeep, vogliamo crescere. Da ieri lavoriamo per emulare i successi di questa stagione. Ho iniziato ad apprezzare realtà che meritano una grandissima attenzione, perché la loro competizione finisce prima che inizino con i riflettori, ai preliminari. Il rapporto con l’UEFA mi sta arricchendo molto, lavoro per lo sviluppo di Champions ed Europa League, è difficile bilanciare le competizioni, ma c’è attenzione a tutte le realtà del calcio professionistico. Le istituzioni? In mano ai calciatori, che conoscono l’ambiente! Il mio auspicio è: se l’Italia vuole tornare competitiva, si lavori per risolvere i problemi del calcio. La nostra finale e la semifinale di Napoli Fiorentina non sono traguardi raggiunti grazie al sistema italiano, ma grazie ai club, con un grande lavoro sul campo”.

“Il primo problema del calcio sono gli impianti sportivi, noi abbiamo la fortuna di essere in uno stadio all’avanguardia a livello europeo. La goal line technology è stata votata all’unanimità. Il calciomercato avrà tutto il tempo necessario, ma tutto è delegato a Beppe, le scelte sono sue, io mi fido, contribuirà al miglioramento della squadra. Operazioni di marketing nel mondo arabo? Abbiamo dato priorità in AmericaCina Giappone, poi andremo a focalizzarci in Europa, nei paesi arabi ci sarà un’attività digitalizzata. Non possiamo lavorare contemporaneamente in tutto il mondo. Gli investimenti vanno mirati, anche se i tifosi sono uguali in tutto il mondo. Non stiamo cercando gruppi internazionali che accrescano la nostra potenza, questa è una domanda da rivolgere ad Exor, il lavoro fatto fino ad oggi è stato con il completo appoggio di John Elkann, ora iniziamo a guardare il quinto sesto posto come fatturato europeo. Dal punto di vista del tifoso la finale è stato di orgoglio e delusione, siamo entrati in campo per vincere, e potevamo trionfare con i migliori”.

“Quando penso a MorataPereyraDybala Rugani mi rendo conto che sono giovani che garantiranno la continuità della prestazione sportiva, per essere competitivi fino alla fine. Milan quotato 1 miliardo? Finivest sta parlando con loro, i veri numeri usciranno ufficialmente, e non sono sicuro saranno quelli. All’Italia manca un progetto sportivo federale, dobbiamo analizzare a 360° Lega ProSerie B Serie A, invece pensiamo sempre ai costi ed ai voti… . Nessuno ha la bacchetta magica per cambiare dall’oggi al domani il sistema calcio. Ci vuole progetto. Io presidente? Sono molto felice dove sono, abbiamo grosse sfide che mi affascinano, dobbiamo costruire il mondo Juve. Morata? Chiedete a Marotta. Niente stella d’argento per la Decima”.

“In Italia quando iniziai dissi che se non avessi avuto successo avrei comunque dato il massimo, dobbiamo continuare a farlo. Alla Juve tutti lavorano tanto, con un chiaro percorso ed obiettivi raggiunti. Io mi preoccupo della mia squadra e non mi interessa degli altri. La FIFA? Prematuro qualsiasi commento sulla portata degli avvenimenti, la valutazione si fa alla fine. In cassazione continueremo ad andare avanti. Tesoretto Champions? Priorità alla parte sportiva, ma occhio alle voci finanziari, come il debito, che ad oggi non deve crescere”.

“La cultura sportiva italiana è forte, non mi sento “isolato”, ma la visione d’insieme mi fa sentire incapace di influire sulle politiche sportive. Continueremo a percorrere la nostra strada. La rivalità sul campo con la Roma è forte, con Pallotta mi trovo in sintonia su una visione di sviluppo sul calcio italiano, così come è in sintonia il dialogo con Thohir. Al calcio italiano interessano di più 2 milioni oggi che 10 tra tre anni. Eravamo i numeri uno, siamo ad oggi i numeri quattro. Non mi sono mai immaginato cosa sarebbe potuto essere stato se Conte fosse rimasto, con i se e con i ma non si va da nessuna parte…”.

Nato nella provincia di Terni il 20/04/1998, ama il calcio e la scrittura. Cerca di conciliare il tutto con una delle sue grandi passioni: la Juventus. È caporedattore di VoceBianconera.

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