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E’ il giorno dopo. Ed è vero: i secondi sono i primi fra gli ultimi. Cadere per la sesta volta su otto finali di Champions League sa di beffa e maledizione.

INGENEROSO RECORD NEGATIVO – Il record negativo con la finale dell’Olympiastadion di ieri sera così come il bugiardo 1-3 che troneggia a fine gara sui tabelloni luminosi, matura in maniera ingenerosa. Perché? Perché se per molti dei ragazzi di Max Allegri era la prima volta, se la paura ne ha bloccato per un po’ testa e gambe consentendo a Rakìtic di segnare una rete che poteva essere l’antifona di una goleada, se il Barça è composto da extraterrestri stellari, se tutto questo è vero bisogna comunque ammettere che ieri sera non ha fatto vedere le stelle.

Il secondo tempo vede i bianconeri pareggiare e condurre la gara fino ad un fallo in area di rigore su Pogba non sanzionato dalla terna arbitrale da cui nasce la ripartenza dei blaugrana che si conclude con il tap-in decisivo di Suarez, su ribattuta dell’immenso capitano Gigi Buffon che aveva impedito il goal a Messi.

SFATATO IL MITO DELLA MANCANZA DI MENTALITA’ EUROPEA – Anche sull’1-2 esisteva la possibilità del debacle della corazzata bianconera, ma così non è stato. Ci provano Marchisio, Tevez e Pogba a riportare in pari il risultato ma il tempo incalza ed anche un po’ il fato nega questa possibilità. A recupero scaduto, Neymar segna l’affondo definitivo della squadra bianconera che però ha dimostrato orgoglio e pancia fino alla fine.

IL PASILLO – Orgoglio e pancia, carattere, forza e resistenza. Sebbene gli anti-juventini rispolverano il sempreverde “Solo in Italia e mai in Europa” a riconoscere tutto questo è lo stesso Barça che dedica ai bianconeri il pasillo. Un riconoscimento che il club catalano nemmeno al Manchester Utd di Ferguson aveva riconosciuto né nel 2009, né nel 2011.

E se a Napoli festeggiano come se Higuain avesse segnato in una finale di Champions che almeno per il prossimo anno non giocheranno, questo riconoscimento dovrebbe far fermare tutti a riflettere e anche un po’ tremare.

La notte di Berlino avrà pure tolto la “Coppa dalle grandi orecchie” alla Juventus, ma ha regalato due certezze.

La prima. Il rispetto per l’avversario sia esso giocatore e tifoso. In Italia siamo lontani anni luce dal tributo che i ragazzi di Luìs Enrique hanno riconosciuto agli eroi di Allegri.

La seconda. La Juventus che piaccia o no è per tutti l’unica eccellenza italiana.

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