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IL POST CHAMPIONS- Una sconfitta che diventa vittoria di molti quella della Juventus nella finale di Champions League disputata ieri sera allo Olympiastadion di Berlino.
In perfetta linea con l’antipatia illimitata provata verso la società bianconera, le italiane lasciano evadere l’entusiasmo di aver visto fallire il team di Max Allegri contro un forte Barcellona.
Un atteggiamento lecito, ma certamente poco gradevole: l’astio scaturito dalla sensazione di inferiorità rispetto ai Campioni d’Italia ha indotto alcune città agli estremi festeggiamenti.
Tra queste Napoli, velata da un colorito fumante di fuochi artificiali, esultava appassionatamente per ragioni improbabili quali la vittoria per un risultato di 1-3 a favore degli azulgrana, o meglio, per la più evidente sconfitta dei bianconeri.
Una condotta squallida di chi, fallito nei propri obiettivi, si accinge a godere del declino altrui.
QUALE DECLINO POI?- Un traguardo rinomato su cui chiunque metterebbe una firma quello della Juventus, finalista della competizione più ambita a livello europeo.
Una squadra composta e all’altezza di livelli superiori è giunta ad uno step poco banale, sì non uscendo vincitrice, ma avendo comunque annientato le capacità delle più prestigiose big europee.
Come già accaduto in occasioni parimenti entusiasmanti e sfortunatamente affrontate dal team bianconero, ecco la prontezza degli pseudo tifosi italiani, popolatori del web in virtù di una sconfitta sperata per principi non condivisibili.
E’ la triste storia del calcio italiano, per cui la tifoseria preferisce lo scontro al comune godimento, avvalora l’umiliazione del più forte piuttosto che il sostenimento delle connazionali, elogia la scurrilità e non l’eleganza. Sono gli eventi garanti di una consolazione morale per le piccole in virtù, cancro sportivo di un calcio poco rispettoso.
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