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Marco Tardelli “incita” la sua Juventus :”lo scudetto ora non basta più, serve l’Europa”

Intervistato dal quotidiano torinese “La Stampa”, l’ex centrocampista della Juventus, e della nazionale Marco Tardelli, ha lanciato una specie di messaggio alla “Vecchia Signora” che questa sera, farà il debutto stagionale nella 62a edizione della Champions League, o più semplicemente, la mitica Coppa dei Campioni; La “Vecchia Signora”, non si fregia del titolo di Campione d’Europa per club, ormai da quasi 21 anni ed ha il triste record di aver perso sette finali su nove partecipazioni. I bianconeri sono stati sconfitti in quattro occasioni nel giro di meno di un ventennio e in almeno la metà di esse erano grandi favoriti, per la vittoria finale del trofeo. L’ex campione del Mondo di Spagna 1982, però incoraggia la squadra con cui ha vinto tanto da calciatore e a cui è rimasto sempre legato militando dal 1975 al 1985 :”Penso che per la Juventus, sia davvero ora di togliersi dalla testa il fatto, che vincere uno o più scudetti, valga più di qualsiasi altro obbiettivo, perchè è chiaro che una Champions  ti da prestigio visibilità ma sopratutto, guadagni economici netti. Se ci si qualifica per una coppa internazionale, questa è la base e permette di dare progettualità ad una società sportiva, specie in chiave futura.

Quando il sottoscritto arrivò a Torino e si parla di più di 40 anni fa, per noi giocatori, ma sopratutto per la famiglia Agnelli, vincere il campionato era tutto, e di fatti ne abbiamo vinti cinque, almeno per quanto mi riguarda, e quando andavamo a giocare in campo internazionale abbiamo sempre pagato, molta inesperienza, rispetto a squadre che erano più portate per le coppe, noi invece le consideravamo un obbiettivo secondario, nonostante fossimo forti, e le onoravamo al meglio, però ho vinto tre trofei internazionali con i bianconeri, quasi a fine carriera, fatta eccezione per la Coppa Uefa 1977, ma quello che ho conquistato negli anni 80’con la squadra di club, lo devo anche a due compagni di squadra fortissimi, Boniek, e sopratutto Platini. Prima di loro, dopo l’inizio degli anni 70′ o a metà, le squadre italiane non potevano schierare giocatori stranieri, perchè c’era la chiusura delle frontiere e questo ci ha un pò penalizzato, non avendo fuoriclasse di livello europeo, fino a quel momento. Oggi, questa squadra è pronta per affermarsi nuovamente anche fuori dall’ambito nazionale, ha fatto degli investimenti seri, acquistando il meglio che c’è su “piazza” al momento, nei diversi ruoli, ma questo club, si porta dietro già un gruppo eccezionale, che ha già vinto parecchio e i nuovi possono aiutare solo ad arricchire la bacheca, ci sono voglia e ambizioni giuste per arrivare in fondo”.

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