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Ormai ci siamo. Tra poche ore sapremo se la Juventus potrà festeggiare la conquista della sua terza Coppa dei Campioni, poi ribattezzata Champions League, oppure se si dovrà inchinare allo strapotere dei marziani del Barcellona guidati dal trio delle meraviglie ribattezzato MSN  Messi, Suarez e Neymar. Eppure quanti di voi ci avrebero scommesso che all’ultimo atto della competizione la Juventus avrebbe risposto presente? Probabilmente neanche il più ottimista dei tifosi.

Nonostante il girone non fosse dei più difficili la Juventus era riuscita a complicarsi la vita perdendo di misura contro l’Atletico Madrid ma buttando alle ortiche il match di andata contro l’Olympiakos. Al termine del girone di andata quindi Juventus con una sola vittoria in tre partite e costretta a rincorrere. Le cose si mettevano ancora peggio nella prima partita del girone di ritorno dove la Juventus al 61° minuto del match si trovava virtualmente fuori dai giochi sotto due a uno contro i greci ma la fortuna iniziava a fare capolino sottoforma di autogol del portiere avversario. Poi Pogba sistemava le cose fissando il risultato sul 3-2. Vidal rischiava di rovinare tutto sbagliando un rigore all’ultimo minuto del match, che sarebbe potuto diventare determinante in caso di arrivo a pari punti con i greci. La vittoria sugli svedesi e il pareggio contro gli spagnoli permettevano alla truppa di Allegri di raggiungere gli ottavi. Il sorteggio,non era dei peggiori, si affrontava il Borussia Dortmund, capace di vincere il suo girone in Europa ma in grossa crisi nel campionato tedesco. La sfortuna ci metteva lo zampino con la scivolata di Chiellini che permetteva al giocatore del Borussia Dortmund di involarsi verso la porta bianconera e segnare un gol che nell’ottica dei 180 minuti avrebbe potuto segnare la svolta in negativo. Finiva 2-1 per i bianconeri ma il capolavoro gli uomini di Massimiliano Allegri lo compivano nel match di ritorno dove nonostante l’infortunio di Pogba e il passagio al 3-5-2 impartivano una vera e propria lezione di calcio ai teutonici con il gentleman Klopp pronto ad ammettere con grande signorilità la superiorità della compagine bianconera. Nei quarti il sorteggio diceva Monaco. Affrontare la partita da favoriti era forse la cosa peggiore per una squadra abituata in Europa a fare la lepre, con due partite inteligenti i bianconeri passavano il turno e arrivavano nelle prime 4 d’Europa. Il sorteggio contro il Real Madrid faceva felici solo le merengues, capaci di esultare in maniera irriverente al momento del sorteggio, ma regolati dalla truppa bianconera con protagonista il figlio al prodigo Morata. Ripensando a questo cammino, non posso che assimilare questa cavalcata a quella trionfale della Nazionale Italiana del 1982, un girone sull’orlo dell’eliminazione, due grandi partite contro Argentina e Brasile, la Polonia regolata in semifinale e l’apoteosi con la Germania. Denominatore comune la Juventus, ora come allora sempre i bianconeri tra i protagonisti. E se Morata fosse il nostro Paolo Rossi? Ai posteri l’ardua sentenza.

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