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Triste Inter: la storia si ripete.

Ritorno al passato di un calcio che pecca di giustizia. L’Inter intravede l’Europa ai danni dei blucerchiati. Vergogna senza termine.

Non bastavano gli scudetti di cartone e le prescrizioni, i neroblu lombardi accaparrano nel 2015 un’Europa League miracolosa.
Una storia veritiera, segnata dalla ciclicità di eventi inspiegabili.
Così non conta più occupare l’ottava posizione in classifica e condurre un Campionato squallidamente, le Coppe sono alla portata di chiunque.
Un tragitto scandaloso quello dell’Inter non solo di Roberto Mancini.

Risalgono al fatidico 2006 le tristi vicende di una squadra mai condannata. Artefice la possibilità di gestione processuale, in virtù della quale la società è sempre stata abilitata a venir meno della verità.
Nodi venuti al pettine ma mai considerati permettono anche oggi il raggiungimento di uno step apparentemente troppo distante.
Niente di ufficiale ancora, le revisioni dell’UEFA circa i fatti liguri dei blucerchiati non hanno fruito esiti compromettenti. La Sampdoria è attualmente contendente dei preliminari di Europa League.
Intanto l’Inter ci spera. Il team vede finalmente uno spiraglio di luce, ovviamente non al termine di una stagione meritevole.

Pensare alle maldicenze sulla Juventus, vincitrice in gran parte delle circostanze, dinnanzi ad un episodio simile è paradossale. La classicità del rifacimento agli alibi riflette la pochezza di una società mai ben voluta da qualcuno in particolare, ma soprattutto sempre manipolatrice del circondato a fini personali.
La giustizia non nasce nei libri di barzellette, ma identifica il principio per cui vige la precedenza del giusto e la supremazia del buono. Specchio di un degrado calcistico, riemerge l’Inter dei tempi, quella affiorata per mezzo del decadimento forzato altrui, quella trionfante per magheggi ridicoli e manomissioni inaudite.

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