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Editoriali

Un puzzle di errori settimanali

 Tra Ottobre dello scorso anno ed il Settembre attuale sono passati tempi, calciatori, ma non alcune attitudini. Settimana di Champions e di campionato, o meglio, di Inter-Juventus: pareggio in casa dei nerazzurri e pareggio in casa, propria, contro il M’Gladbach. Fu una settimana insipida, esattamente come quella che ha accompagnato i bianconeri sino al match di ieri.

Questa volta è stata, meritatamente, la sconfitta ad accogliere Allegri e i suoi al ritorno da San Siro. Una sconfitta che certamente riporta con i piedi per terra una navicella bianconera troppo innalzata da pressioni, dicerie, e un’immancabile convinzione da primi della classe che pare spesso un morbo sintomatico da inizio di stagione.

Con il Siviglia il paradigma è stato lo stesso che con i tedeschi un anno fa. Uno 0-0 che abbassa le emozioni ed innalza i malumori, per un match obiettivamente interpretato male sotto l’ombra di un fraintendimento tattico; non ci si aspettava un Sampaoli sugli scudi, e ci si è ritrovati quindi a specchio contro il proprio stesso antidoto, quello del bloccare per poi ripartire. Un nulla di fatto, un esordio in Champions frutto di un errore di fondo e di un’incapacità, emotiva e tecnica, di ribaltare il banco a gara in corso.

Stesso discorso che ha fatto sì che De Boer salvasse la patria proprio ieri, dove tutto poteva meno che perdere. Paradossalmente le errate interpretazioni di Allegri sono arrivate contro formazioni incognite, che hanno mutato pelle istantaneamente nella stessa settimana, nel comune obiettivo di non subire contro i bianconeri. Due errori di valutazione che di rimando fanno capire come l’impostazione allegriana poggi sempre su un importante studio tattico dell’avversario. Conosci te stesso, ma anche il tuo nemico. A volte fin troppo. Ma non è mai un male.

 Tornati dunque sulla terra, a Vinovo ci sarà un piccolo puzzle di errori settimanali da ricomporre; comprensibili, e umani, passi falsi tattici, una nuova leva emotiva da riportare ad un livello intermedio, né troppo alto né troppo basso, ma soprattutto risaldare la consapevolezza che un organico, come quello attuale della Juventus, tutto può permettersi meno che errori tecnici dai suoi uomini più rappresentativi.

L’Europa passa soprattutto da quello, dalla tecnica, ma il calcio in primis deve essere pulito se lo si vuole elevare ad alti livelli.

Per i cambi di marcia negli undici in campo, ci sarà tempo. Ci sarà Marchisio. E la testa legata a doppio filo alla gamba, non deve mai mancare.

Meglio un passaggio in più, ma fatto bene, diceva così Allegri al suo primo anno bianconero. Quello del 3-5-2 prima e del rombo poi. Quello di Berlino. Un passato recente, a tratti nostalgico, la cui chiave tattica del collettivo deve tornare ad essere quella di un presente né da fuochi d’artificio né da depressione.

Giornalista per aspirazione, editorialista per diletto. Da bambino non mi hanno regalato il piccolo chimico.

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